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Il cannolo, principe della pasticceria siciliana

By 17/02/2019 No Comments

Il cannolo è uno dei dolci più antichi della tradizione pasticceria italiana, precipuamente siciliana. In passato era un dolce carnevalesco, ma nel tempo ha perso il suo carattere di occasionalità divenendo di diritto un rinomato esempio di bontà assoluta! È da considerare come il principe indiscusso della pasticceria siciliana, che è entrato a pieno titolo nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

Le origini del cannolo siciliano risalgono addirittura a epoche lontane: si narra che sin dal 75 a.C., a cui risalgono le prime descrizioni, la pasta veniva arrotolata intorno a delle canne di fiume (da qui, appunto, il nome cannolo). Per alcuni sarebbe stato inventato dalle suore di clausura, per altri è una ricetta araba o addirittura romana, ma la sua origine rimane sempre legata alla città di Caltanissetta, per poi diffondersi prima a Palermo e poi in tutta la Sicilia. Il nome del capoluogo nisseno in arabo significa “castello delle donne”: sembra, infatti che nel periodo della dominazione araba, gli emiri possedevano un harem ricco di donne e queste, per soddisfare i piaceri degli stessi, erano solite dedicarsi alla preparazione di prelibate pietanze, tra le quali il cannolo. Con l’arrivo dei Normanni, successivamente, gli harem si svuotarono e la popolazione si convertì al cristianesimo. Ma la tradizione culinaria araba rimase radicata nel territorio siculo e, nei conventi della stessa città di Caltanissetta, si continuarono a produrre i cannoli.

La composizione del cannolo prevede una scorza (“scorcia” in siciliano) o cialda croccante e friabile ed è ripiena di ricotta. Detto così sembrerebbe un dolce banale, ma non lo è affatto. Ogni pasticceria ha la sua ricetta, tramandata di generazione in generazione, provata e riprovata.

Noi di Terra Siciliae abbiamo sviluppato la nostra idea e una ricetta innovativa di cannolo siciliano, con squisita e delicata ricotta di bufala. Sapreste rinunciarci?